Ironia, immedesimazione, self-publishing: intervista ad Andrea De Carlo

Andrea De Carlo è da tempo un autore affermato, pubblicato da importanti case editrici italiane. Per le edizioni digitali dei propri libri, però, ha optato da qualche anno per il self-publishing: Treno di Panna, Yucatan, Due di Due sono solo alcuni dei suoi già noti titoli che lo scrittore ha auto-pubblicato in eBook tramite Kobo Writing Life.

Lo abbiamo intervistato in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, Il Teatro dei Sogni (solo per oggi in offerta sullo store Kobo al 50% di sconto), un romanzo che ci porta a contatto con personalità, episodi e contesti italiani propri degli ultimi anni della nostra quotidianità. Abbiamo chiesto ad Andrea come si può, nel momento in cui si traduce in scrittura la storia che si ha in mente, gestire al meglio la ricerca di un proprio stile, l’uso dell’ironia, l’immedesimazione in caratteri totalmente diversi da sé.

Il Teatro dei Sogni è un romanzo che trova spazio nell’Italia di questi anni, la storia prende corpo in contesti politici, culturali e dei media recenti e attuali. La tua scrittura affronta la contemporaneità, quindi, e lo fa anche tramite l’ironia, facendo apparire ridicoli dettagli del soggetto su cui viene applicata, mettendoli in primo piano e portando allo scoperto quanto siano emblematici del contesto e del soggetto. Una scrittura ironica ben fatta è una scrittura divertente da seguire, dietro cui c’è molto lavoro di affinamento da parte dello scrittore. Quali punti chiave ti sentiresti di consigliare di non perdere di vista, quando si tratta di scrivere con ironia?

L’ironia per me è una luce che permette di dare rilievo a elementi che potrebbero altrimenti scivolare via, mimetizzati nel contesto a cui appartengono. Ogni personalità, ogni ruolo, ogni situazione hanno aspetti ridicoli, ma si tratta di saperli cogliere, e poi di saperli rappresentare in modo vivo e naturale, senza ricorrere a banalità o stereotipi. Per riuscire a farlo è indispensabile sviluppare le proprie capacità di osservazione e di intuizione, attingendo ai metodi della psicologia, della sociologia, dell’etologia. Bisogna tenere d’occhio il passo falso dettato dall’impazienza, l’intenzione non sostenuta da adeguate capacità, l’ambizione mal riposta, l’atteggiamento che dovrebbe suscitare ammirazione e invece fa ridere.

Nel Teatro dei Sogni c’è un personaggio con cui, credo, sei andato un po’ più a fondo che con altri in quanto a caratterizzazione interiore: Veronica Del Muciaro. Veronica è la ragazza con cui il romanzo si apre, e un tipo di ragazza per cui qualcuno, di fronte a ciò che le sta per succedere e al motivo per cui le sta per succedere, potrebbe essere portato a pensare: “Le sta bene”.  Tu, però, immagini i pensieri e le sfaccettature di questa ragazza, e ci mostri che sarebbe una debolezza da superficiali avere quel pensiero. Come operi quando si tratta di incarnare un personaggio totalmente diverso da te, come lo è Veronica, che, ad esempio, è donna, ha un’età diversa dalla tua, lavora in un settore distante dal tuo?

L’aspetto che più mi affascina e appassiona nello scrivere romanzi è la possibilità di abbandonare il mio io e assumere quello di personaggi spesso lontanissimi da me. Perché questo sia possibile è indispensabile saper osservare e ascoltare gli altri con la più grande curiosità e attenzione, ma poi è solo scrivendo dal loro punto di vista che si arriva a conoscerli davvero, a capire i loro pensieri e le loro emozioni. È un processo che riserva sempre delle sorprese. Veronica Del Muciaro, la giornalista televisiva d’assalto che lavora per un programma pomeridiano di grandi ascolti, avrebbe potuto essere soltanto irritante e indisponente, e invece giorno dopo giorno, mese dopo mese, ho cominciato a capirla sempre di più, a provare simpatia per lei, e indulgenza perfino per i suoi difetti peggiori. Non bisognerebbe mai essere superficiali nel rappresentare un personaggio, la realtà è quasi sempre più complessa e contraddittoria di come la si racconta.

Il Teatro dei Sogni è pubblicato dalla Nave di Teseo nella sua versione cartacea, ma per l’ebook hai deciso di optare per il self-publishing. Come mai, da scrittore noto e pubblicato da grandi case editrici, hai fatto questa scelta? Non è tra l’altro il primo ebook che pubblichi direttamente su Kobo Writing Life, hai fatto lo stesso con diversi altri titoli, anche molto noti, come Due di Due, Tecniche di seduzione, Yucatan. Sulla base dell’esperienza fatta nel tempo, quali libertà e quali difficoltà ti ha dato il self-publishing?

Per me è importante avere una casa editrice come La nave di Teseo, fatta di persone che stimo e con cui amo condividere l’avventura della pubblicazione dei miei libri cartacei. Però mi piace anche la sensazione di indipendenza e di sperimentazione che provo nell’avere il controllo diretto sui miei ebook, il che tra l’altro mi permette di conoscere quasi in tempo reale la risposta di chi legge.

Dovessi scegliere una cosa da comunicare prima di qualsiasi altra a chi scrive e vuole pubblicare, che consiglio/idea/dubbio/raccomandazione particolare comunicheresti?

La mia raccomandazione più importante è quella di rileggere quello che si è scritto come se si fosse i più implacabili critici di se stessi, buttare via quello che non va e riscrivere tutto finché non si è totalmente convinti di non poter fare meglio. Ci vogliono anni di ricerca, pazienza e disciplina quotidiana prima di trovare uno stile originale e interessante, una voce unicamente propria. La scrittura creativa è fatta di ispirazione e di talento, ma anche di pratica e di possesso degli strumenti necessari. Come tutte le attività artistiche, anche questa ha una componente artigianale fondamentale.

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