Intervista a Giovanna De Rosa, finalista del concorso “Romanzi in cerca d’autore”

 

G. De Rosa - Foto personale
Giovanna De Rosa

Con il suo libro Ti racconterò una storia, Giovanna De Rosa è una dei sei vincitori della prima edizione del concorso di scrittura “romanzi in cerca d’autore”.
A lei dedichiamo un ritratto speciale : un’opportunità di scoprirla come donna e come scrittrice.

Giovanna De Rosa, nata a Bari nel 1961, è laureata in Lingue ed insegna inglese al Liceo. “Ti racconterò una storia” è il suo primo libro.

Come è nata la tua voglia di scrivere?
E’ nata come una prosecuzione naturale della passione per la lettura. Ho imparato a leggere a quattro anni e qualche mese dopo ho letto il primo libro, « Il giornalino di Gian Burrasca ». Mi sedevo al mio scrittoio rosso, sul balcone dell’interno di casa mia, in un quartiere popolare di Bari, e leggevo ad alta voce. Ero talmente piccola che i vicini non credevano che leggessi davvero, pensavano che avessi imparato dei passi a memoria. Dopo aver letto tanti libri, le storie inventate dagli altri non mi sono più bastate e ho cominciato a scriverle anch’io.

Potresti raccontare la prima volta che hai scritto le prime righe di un libro?
A otto anni,  in terza elementare, scrissi un racconto che aveva come protagonista una bambina e la sua famiglia. Lo ricopiai su un quadernetto, lo feci avvolgere da mia madre in una carta dorata e lo regalai alla maestra. Quando lo posai sulla sua cattedra ero orgogliosissima. Il primo romanzo, invece, l’ho scritto a undici anni, in prima media, si intitolava « Valentina » e la protagonista aveva diciotto anni. Conservo ancora il quaderno dell’epoca, era il 1972/73.

Quali sono gli autori o i libri che ti hanno ispirato?
Da ragazzina, i classici che leggevamo allora, primo fra tutti « Piccole donne » e il personaggio di Jo March, ma anche « Jane Eyre » e « Pollyanna ». Poi, da adulta, molti altri libri e autori, ma ho un amore particolare per la narrativa e la poesia dei primi decenni del Novecento, soprattutto Pirandello, Montale, T.S. Eliot, Joyce di « Dubliners » e Virginia Woolf, l’autrice della citazione che introduce « Ti racconterò una storia ».

Come trovi l’ispirazione?
Non c’è un modo o un momento preciso. Bastano piccole cose, anche un episodio a scuola, un ricordo, un pensiero, una persona che vedo per strada e mi colpisce, una fotografia… Sicuramente, in generale, ciò che mi ispira di più è la vita quotidiana, e poi il rapporto tra presente e passato, i conflitti interiori, i sentimenti.

Com’è una giornata tipo di scrittura di Giovanna De Rosa? Hai dei rituali?
Non ho una giornata tipo. Devo utilizzare i ritagli di tempo che ho, quindi scrivo di pomeriggio, se non ho lavoro da fare a casa – cosa che accade raramente – o di sera tardi. Ho un unico rituale, direi più una fissazione: uso sempre il carattere Times New Roman 12 e formatto la pagina del programma che uso come se fosse la pagina di un libro. Mi piace vedere già l’effetto-libro mentre scrivo e calcolare quante pagine ho scritto.

Come ti è venuta l’idea della trama del tuo libro “Ti racconterò una storia”?
Il romanzo ha alcuni aspetti autobiografici, che coinvolgono la personalità di Elena, la protagonista, ma anche della figlia Alessia della madre Maria. La prima stesura risale al 1995, quando avevo l’ età di Elena e alcuni dei suoi problemi, primo fra tutti quello di conciliare la scrittura con la vita quotidiana – il lavoro e la famiglia, con un figlio allora piccolo  – sempre più carica di responsabilità e più povera di tempo, in cui era impossibile avere  ‘una stanza tutta per sé’, per citare la Woolf. Anche alcuni luoghi sono reali e autobiografici, ad esempio il liceo sul mare frequentato da madre e figlia, e anche da me negli anni Settanta, che i lettori di Bari riconosceranno subito. Per me resta un luogo dell’anima, carico di significati simbolici. Lo sviluppo della storia, invece, è decisamente inventato e così gli altri personaggi e le loro relazioni con Elena.

G. De Rosa - Foto rappresentativa libro

Cosa ti ha portato a partecipare al concorso “Romanzi in cerca d’autore”?
Inizialmente il fatto che fosse aperto ai romanzi auto-pubblicati, diversamente da altri. Avevo la sensazione di aver sprecato un’occasione auto-pubblicando questo romanzo qualche anno fa, magari sulla piattaforma sbagliata, e volevo che avesse un’altra possibilità di essere letto. Mi piaceva anche l’idea che il concorso prevedesse recensioni pubbliche prima e poi il giudizio di una giuria molto qualificata, e mi incuriosiva il fatto che fosse una prima edizione, in cui anche Kobo si metteva in gioco in una veste nuova, al pari di noi scrittori. Credo proprio di aver preso la decisione giusta. Una nuova occasione per il mio romanzo è arrivata e sono felice che molte persone possano leggere questa storia e magari, chissà, consigliarla ad altri.

Cosa significa per te far parte dei vincitori del concorso?
Una soddisfazione che ho aspettato per tanti anni e che non arrivava mai, sicuramente anche per colpa mia, perché non ci ho creduto fino in fondo. Ringrazio Kobo e Mondadori per avermi dato questa opportunità e la giuria per aver apprezzato il mio lavoro.

Stai lavorando su dei nuovi progetti in questo momento?
Pochi giorni dopo la proclamazione dei vincitori di “Romanzi in cerca d’autore” ho saputo di aver vinto un altro concorso con un romanzo per ragazzi di scuola media, che verrà pubblicato in e-book entro l’anno da una casa editrice importante. Poi, sto finendo di editare un altro romanzo per adolescenti, ma che anche gli adulti possono apprezzare, di cui deciderò cosa fare appena terminato. Infine, ho sempre nel cassetto un romanzo che ho iniziato a scrivere vent’anni fa, con personaggi che ho creato quando avevo tredici anni e sono cresciuti con me, e che rappresenta per me ‘il’ romanzo. Devo scriverlo bene e non sprecarlo. Non sono ancora pronta. Prima o poi…

In qualità di scrittore, quale è stato il miglior consiglio che qualcuno ti ha dato?
Una volta mi hanno detto che avrei dovuto smettere di scrivere per un po’, per il mio bene. Dopo quella pausa di immersione nella vita reale, senza inventare storie, sarei riuscita a scrivere anche meglio.  Ci ho provato, ma alla fine non ce l’ho fatta, e da lì è nato “Ti racconterò una storia”, che però poi, tempo dopo, ho modificato più volte, rendendomi conto che quella persona aveva ragione. Un’altra persona, molto tempo dopo, ha insistito perché continuassi a scrivere in un periodo in cui volevo smettere, perché credeva in me e voleva che anch’io ci credessi. Anche lei aveva ragione. Tralasciando i consigli tecnici o formali, che pure tanti mi hanno dato, amici e non, questi sono quelli che mi hanno aiutato di più, in momenti critici del mio percorso.

E tu, quali consigli daresti ad un autore che volesse lanciarsi nell’avventura della scrittura?
Sembra banale, ma il primo consiglio è non illudersi di poter scrivere senza leggere, senza conoscere bene la lingua italiana, senza conoscere i meccanismi della scrittura. Crederci, sicuramente, però anche saper aspettare, saper affrontare le delusioni. Lasciarsi guidare dalla passione per la scrittura, ma non farne l’unica ragione di vita, perché la scrittura, per esistere e per comunicare, non può nascere dal nulla e autoriprodursi senza una base che venga dall’esistenza quotidiana. E poi, far leggere le proprie cose a persone estranee che possano dare un giudizio obiettivo, magari anche fortemente critico. Fa male, ma si cresce solo così.

Per finire, una citazione che ti rappresenta?
« Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. » (Murakami Haruki, « Kafka sulla spiaggia »).



Scopri il libro di Giovanna De Rosa,
Ti racconterò una storia, negli store di Kobo e di Mondadori
: “La storia si svolge a Bari a metà degli anni ’90. Elena, una donna di 32 anni diventata madre precocemente appena diciottenne, vede la sua anima adolescente e la nostalgia del passato emergere e sconvolgere la sua vita. Inizia allora una competizione con la figlia Alessia, che con il suo diario fa da contraltare al racconto della madre. Fino al giorno in cui Elena commette un grave errore che accrescerà il conflitto interno tra il suo lato adolescente e quello adulto, costringendola a riflettere in profondità sulla sua vita e il suo futuro”.

 

 

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