Intervista a Felix Madison, finalista del concorso ” Romanzi in cerca d’autore”

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Felix Madison

Con il suo libro Diario di un’avventura improbabile, Felix Madison fa parte dei sei finalisti della prima edizione del concorso di scrittura “romanzi in cerca d’autore” a cui dedichiamo un ritratto speciale : un’opportunità di scoprirlo  come uomo e come scrittore.

Felix Madison nasce a Milano, dove attualmente vive e lavora. Appassionato di fumetti, fantascienza e teatro, ha pubblicato diverse opere di drammaturgia e scrive recensioni di graphic novel e di libri per ragazzi.

Come è nata la tua voglia di scrivere ?
Poco dopo che è nata la voglia di leggere, credo. Amo la narrazione in tutte le sue forme e sono da sempre un lettore piuttosto vorace. Leggendo fumetti prima e libri poi, ho cominciato a immaginare che cosa avrei fatto io al posto del protagonista. Come mi sarei comportato, cosa avrei detto o come avrei tentato di risolvere la situazione. Dopo aver letto centinaia di storie, mi ha preso il desiderio irrefrenabile di scriverne qualcuna che fosse tutta mia, così mi sono messo nei panni di chi il libro lo aveva scritto e a pensare a cosa avrei scritto io al suo posto. Sebbene con lunghe interruzioni e pause, da allora non ho più smesso.

Potresti raccontare la prima volta che hai scritto le prime righe di un libro ?Per gioco, come accade spesso. Un giorno io e un amico, che amava generi molto diversi dai miei, ci siamo messi in testa di scrivere ognuno un libro. In quegli anni lui andava matto per i romanzi di Sven Hassel e io per Terry Brooks. Lui possedeva una macchina da scrivere elettrica, che diversamente da quella meccanica che avevo io, rendeva la scrittura meno “faticosa”. Nessuno dei due ha mai finito il proprio libro, ma se consideriamo che avevamo solo quindici anni, devo dire che le idee e la forma non erano tanto male. Adesso ci siamo persi di vista, ma ho sempre pensato che lui fosse uno scrittore mancato.

Quali sono gli autori o i libri che ti hanno ispirato ?
Domanda facile. Risposta lunga. Questo variava anche a seconda dell’età. A tredici anni ho amato molto Michael Ende e Dino Buzzati. Mano a mano che camminavo verso l’adolescenza sono impazzito per Richard Bach e la sua visione della realtà non reale, in piena contrapposizione con i thriller di Stephen King. In particolare ho sempre amato molto Fantasy e Fantascienza, scoprendo universi letterari di una complessità pazzesca. Tolkien, Terry Brooks, David Eddings, Asimov P.K.Dick, George Orwell, Ray Bradbury. Lista lunghissima questa. Crescendo sono tornato agli autori italiani quali Baricco, Ammaniti e Benni, o stranieri della porta accanto, come Pennac. In quegli anni ho iniziato a leggere anche molti testi teatrali. Shakespeare e Molière in special modo. Gli autori classici come Wells, Verne, Doyle, Dickens, Poe, Twain, Swift, Cervantes e tutti gli altri non li dovrei nemmeno citare. Li ho letti tutti, come penso ognuno dovrebbe fare. Poi un giorno la rivoluzione. Mi imbatto nel primo volume della Guida Galattica per autostoppisti, di Douglas Adams e mi si apre un mondo. Dopo Adams scopro Terry Pratchett, Neil Gaiman, e Gabriel García Márquez. Ogni tanto rivolgo di nuovo la mia attenzione agli autori italiani per ragazzi come Baccalario e Morosinotto, ma sono senz’altro gli autori inglesi (oltre a Marquez) quelli che amo di più. Il teatro ha avuto un ruolo importante e credo se ne avverta la presenza nello stile che dò ai dialoghi. Ho scritto e messo in scena anche diverse drammaturgie inedite. La geniale follia dei romanzi di Adams e Pratchett, è la cosa che mi diverte di più e alla quale mi ispiro per creare situazioni surreali e divertenti, in grado però di mantenere un legame con la trama e il senso della storia.

Come trovi l’ispirazione ?
Questo dipende dall’obbiettivo che voglio raggiungere. In teatro funziona molto la formula del laboratorio creativo, dove le idee spontanee di un gruppo di persone, ispira e contagia gli altri fino a formare una o più storie. Per libri e racconti invece tutto comincia dal titolo, che arriva senza preavviso. Nel novantanove per cento dei casi, il titolo è sempre la prima cosa che mi viene in mente, sia esso destinato a un libro o a un semplice racconto. Il titolo contiene già tutta l’essenza dell’idea che poi si sviluppa mano a mano che scrivo. Si arricchisce di particolari, mi costringe a prendere appunti su appunti, per non dimenticare le cose, oppure a scrivere con foga nel timore di perdere l’attimo. In generale direi che non sono io a trovare l’ispirazione, ma che piuttosto sia lei a restare acquattata nell’ombra per tendermi un agguato quando meno me lo aspetto. Pensate alla mia ispirazione come a Cato Fong, il domestico cinese dell’ispettore Clouseaue e vi farete un’idea abbastanza precisa.

Com’è una giornata tipo di scrittura di Felix Madison ? Hai dei rituali ?
Nel weekend la giornata tipo si condensa in una mattina tipo. Mi alzo alle cinque, mi chiudo in cucina con una tazza da mezzo litro di caffè e scrivo per due o tre ore, fino a che anche moglie e figlio non cadono dal letto. Quando ho la fortuna di avere intere giornate a disposizione, in generale scrivo bevendo tanto caffè o the e ascoltando musica in cuffia. In genere per isolarmi e concentrarmi meglio. Diario di un’avventura improbabile, vanta l’invidiabile colonna sonora di tutta la discografia di Peter Gabriel e David Bowie ad esempio.

Come ti è venuta l’idea della trama del tuo libro “Diario di un’avventura improbabile”?
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L’idea mi è venuta anni fa, guardando il film “Nim’s Island” e per la precisione dal personaggio di Alexandra Rover. Lei è una scrittrice agorafobica e ansiosa, ma che nonostante questo decide di partire in soccorso di una ragazzina bloccata su un’isola del pacifico. La relazione con il personaggio imaginario del libro che scrive, ricorda molto quello di Kathleen Turner nel film “Romancing the Stone” e in breve ho iniziato a chiedermi come avrebbe affrontato un’avventura forzata uno scrittore di quarant’anni, che di punto in bianco si ritrova nei panni di un dodicenne. La stessa età che hanno i protagonisti dei libri che scrive.

Cosa ti ha portato a partecipare al concorso “Romanzi in cerca d’autore” ?
A dire la verità, il caso. Credo sia stata un’amica a segnalarmi il concorso. A me era completamente sfuggito. Avevo finito questo libro a settembre e lo stavo mandando a diversi editori. L’occasione sembrava ideale e il testo adatto a partecipare, per cui non ci ho pensato due volte. Ho preparato tutto e l’ho inviato.

Cosa significa per te far parte dei finalisti del concorso?
Significa l’aver raggiunto un traguardo importante, ma anche un nuovo punto da cui partire. Scrivo da tanti anni, ho pubblicato altri due libri prima di questo e vinto un concorso letterario per una drammaturgia inedita, ma fino ad ora sono rimasto nell’ambito della micro editoria. Da tempo desideravo essere riconosciuto come autore da case editrici più grandi. Essere tra i finalisti di un concorso come questo, che vede coinvolti tanti professionisti e una giuria di addetti al settore editoriale così importanti, mi gratifica immensamente. Mi piace pensare che questo significhi che, nonostante ci sia ancora moltissima strada da fare, il mio lavoro possa essere preso in considerazione per ulteriori sviluppi e progetti letterari.

Stai lavorando su dei nuovi progetti in questo momento ?
Infiniti, come sempre. Il secondo libro della serie di Jonathan Suiff a cui farà seguito un terzo libro. Almeno tre romanzi per ragazzi di tutte le età. Continua la mia collaborazione, seppure saltuaria, come editor per WowLab. Spero con l’anno che verrà di riuscire a mettere in scena un opera a cui lavoro da tempo, ma per la quale non ho ancora trovato tutti gli attori giusti.
Per l’edizione 2018 del Cartoomics di Milano, invece, ho in serbo una sorpresa.

In qualità di scrittore, quale è stato il miglior consiglio che qualcuno ti ha dato ?Negli anni mi sono stati dati molti consigli; chi mi voleva incoraggiare mi ha consigliato di non smettere. Da parte di chi leggeva le mie bozze o i manoscritti, mi è stato consigliato di usare frasi più corte. Qualcuno suggeriva di sviluppare idee più semplici e altri di far morire qualcuno, perché è una cosa che funziona sempre. In genere i consigli arrivavano da chi non scrive e una volta o due perfino da chi non legge. Penso che il migliore sia stato: non avere fretta. Una volta portata a termine, una storia, ha bisogno di allontanarsi dal suo autore per qualche tempo. Deve riposare e farsi dimenticare un po’, così che al prossimo incontro possa essere letta come se fosse la prima volta. Diventa più facile trovare forme più eleganti per le frasi o stimolare la costruzione di nuovi dettagli e correzioni.

E tu, quali consigli daresti ad un autore che volesse lanciarsi nell’avventura della scrittura ?
Di leggere tanto. Se decide di scrivere forse la lettura è una dimensione in cui già vive quotidianamente, ma non deve mai smettere di leggere e cercare. Questo è importante al fine di maturare un background sempre più ampio, e per conoscere le storie degli autori che lo hanno preceduto. I classici dovrebbero far parte del bagaglio di ogni scrittore, indipendentemente dal genere a cui ci si vuole dedicare. Soprattutto gli consiglierei di non aver paura di arrabbiarsi per una critica (non con chi lo ha criticato) o per un giudizio negativo. E’ un diritto di ogni scrittore arrabbiarsi. Ciò che è stato giudicato è pur sempre una sua creatura. Lo scrittore deve infuriarsi con la stessa irrazionalità di un genitore, il cui giudizio è accecato dall’affetto. Il preciso dovere dello scrittore è però quello di usare quelle critiche in maniera costruttiva. Specie se si tratta del giudizio di qualcuno più esperto di lui in tema di narrazione. Andare sempre avanti e non fermarsi mai.

Per finire, una citazione che ti rappresenta ?
Una delle mie preferite di sempre: NEVER GIVE UP. NEVER SURRENDER.
Motto del comandante Nesmith interpretato da Tim Allen nel film Galaxy Quest.



Scopri il libro di Felix Madison,
Diario di un’avventura improbabile, sui store di Kobo e di Mondadori : “Passaggi segreti ed elefanti rosa, elisir dell’eterna giovinezza e gangster vegani, società segrete o fin troppo conosciute: un’esplosione di idee che vanno a costruire una trama intricata e ricchissima. Il romanzo prende le mosse quando un celebre scrittore viene invitato ad analizzare i diari di un visionario ricercatore del passato. È solo l’inizio di una (divertentissima) catena di eventi che non lascia il tempo di respirare e stupisce costantemente con dialoghi affilati e personaggi folgoranti.”

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