Incontro con Giulia Beyman

Ogni mese, degli autori di Kobo Writing Life accettano di prestarsi al gioco delle domande/risposte, e sono messi in evidenza sul blog. Avrete quindi l’opportunità di saperne un po’ di più sulle loro preferenze di scrittura e sulle letture che li hanno ispirati. In più, gli autori condivideranno i loro consigli e trucchi per tutti quelli che desiderano lanciarsi nell’avventura del self publishing.

Giulià Beyman

Per inaugurare questa rubrica, incontriamo Giulia Beyman, che ci parlerà tra l’altro dei libri che l’hanno portata ad essere un’autrice di gialli di successo.

Come è nata la tua voglia di scrivere?
Per me è molto difficile identificare un momento preciso. È un po’ come un “marchio di fabbrica”. Nasci con gli occhi marroni, i capelli castani, biondi o rossi… e la voglia di scrivere. Poche settimane fa, però, durante una conversazione, mi è tornato in mente un ricordo che avevo dimenticato, un momento in cui forse questa aspirazione si è espressa in modo più concreto.  Non avevo ancora 14 anni, ero in vacanza al Circeo e ho cominciato a leggere Niente e così sia di Oriana Fallaci. Non so… il suo modo di raccontare la realtà era così potente che ora so di aver pensato che mi sarebbe piaciuto smuovere le emozioni in quel modo, attraverso la scrittura.

Quali sono gli autori o i libri che ti hanno ispirato?
Credo che ogni scrittore sia il prodotto di diverse cose e che un’infinità di elementi contribuiscano a creare la sua voce. Le letture che mi hanno formato sono tante e varie. Ho cercato di imparare dagli autori americani la cura per la costruzione della storia. Ho letto Stephen King, Michael Connelly, Jeffrey Deaver, Charlotte Link, Carol O’Connel, John Grisham. Ho amato molto la costruzione della suspense dei primi romanzi di Mary Higgins Clark.
I libri ‘per tutta la vita’ sono però La storia di Elsa Morante, Galindez di Manuel Vasquez Montalban, L’arte della gioia di Goliarda Sapienza, Vicolo Cannery di Steinbeck… Libri molto corali, insomma.

Come trovi l’ispirazione?
L’ispirazione arriva da mille posti e situazioni. A volte si tratta di un’immagine, altre di un’emozione, altre volte ancora da frammenti di storie che si incrociano nella vita vera. Il mio punto di partenza, per un nuovo romanzo, è sempre uno stato emotivo di intenso squilibrio che genera nel mio personaggio uno di quei momenti di crisi in cui si è costretti ad affrontare il grande dilemma vita/morte. Non parlo necessariamente di morte fisica. Per trovare la vita, dobbiamo accettare anche un po’ di morire. Ecco. In genere i protagonisti delle mie storie (i casi sui quali Nora indaga) per riprendere le redini della loro esistenza devono affrontare le loro paure più grandi.

Cosa ti ha portato a scegliere l’autoedizione?
Quando ho deciso di pubblicare Prima di dire addio, che è stato il mio primo romanzo autopubblicato, nel 2010, avevo alle spalle una decina di anni di lavoro come giornalista free-lance e altrettanti come co-autrice di sceneggiature per la televisione italiana. Due bellissime professioni, in cui la creatività fa la parte del leone. Ma in tutte e due l’attesa, e l’essere vincolati ai tempi e alle decisioni di altre persone per la realizzazione dei propri progetti, sono elementi molto consistenti.
Aspettare di avere un incarico. Aspettare un’approvazione. Aspettare tra la fine di un lavoro e l’inizio di un altro, che non si sa se e quando arriverà… Insomma, avevo il mio romanzo ed ero arrivata in una fase della mia vita in cui avevo aspettato abbastanza. Non avevo vent’anni e volevo investire nel mio presente più che nel mio futuro. Ero disposta a impegnare tutto il tempo e il lavoro necessario pur di costruire qualcosa di mio.
Le novità tecnologiche che consentono la pubblicazione indipendente sono state una perfetta sincronicità. Così, con ostinazione e forse un po’ di incoscienza, ho iniziato questa avventura. È un cammino qualche volta molto faticoso, ma poter toccare con mano i risultati del proprio lavoro ha sempre qualcosa di magico.

Quali sono i pregi di essere un’autrice indipendente?
Sicuramente la libertà, il cui rovescio della medaglia è comunque molto lavoro in più.
Ti assumi i rischi delle tue scelte e verifichi con mano le conseguenze.
Sono abbastanza ossessionata dall’idea che tutto sia fatto al meglio, quindi mi piace poter seguire la vita del mio libro dalla scrittura all’editing, all’impaginazione, alla copertina, collaborando con i professionisti che si occupano dei vari aspetti. In fondo nessuno può amare il mio libro quanto lo amo io.
Un altro aspetto importante quando si sceglie di essere un autore indipendente è la possibilità di percepire royalties maggiori e pagamenti puntuali. Se si vuole fare della passione per la scrittura un lavoro e non un hobby è un aspetto assolutamente da non sottovalutare.

Stai lavorando a nuovi progetti in questo momento?
Ho appena pubblicato qualcosa di molto diverso da quello che ho scritto finora. Il mio Piccolo manuale per il cambiamento (Dai miei dolori ho imparato la gioia) è il primo lavoro di non fiction a cui mi dedico ed è un libro a metà tra l’autobiografia e la guida pratica.
Non è stato facile pubblicare qualcosa di così lontano dalla mia comfort zone, ma mi piaceva l’idea di incoraggiare le persone a vivere una vita più creativa, a non dimenticare i loro sogni nel cassetto e ad accettare la sfida del cambiamento.
Sto ancora cercando di capire come dare seguito a questo “esperimento”, ma nel frattempo sto lavorando anche a storie più consuete per me: una nuova avventura con protagonista la mia Nora Cooper, una nuova serie in collaborazione con delle colleghe, e uno spin-off con due protagonisti del mio libro Un cuore nell’oscurità.
Sono tante cose, lo so. È una grande sfida per i prossimi mesi, ma mi conforta l’idea di avere la libertà di affrontarla senza troppe pressioni.

In qualità di scrittore, quale è stato il miglior consiglio che qualcuno ti ha dato?
Non ricordo nemmeno da chi arrivi e all’apparenza è un consiglio molto banale: “Scrivi quello che ti piace leggere”. È così semplice che funziona.
Quello che ci piace leggere ha a che fare con quello che siamo. Ed è importante che le storie che scriviamo ci corrispondano. Solo così possiamo metterci qualcosa in più. Cercare di seguire le mode, le leggi del mercato, o le decisioni di qualcun altro non funziona. Non a lungo di sicuro.

E tu, quali consigli daresti ad un autore che volesse lanciarsi nell’avventura dell’autoedizione?
Di lavorare sodo, di essere professionale e di pubblicare qualcosa in cui crede tantissimo, perché ci vorrà un bel po’ di perseveranza per andare avanti.
Gli consiglierei di essere ostinato, ma anche molto flessibile, perché quella del self-publishing è una realtà in continuo mutamento. Gli direi: non cercare di essere quello che non sei; prendi ispirazione dai successi altrui; evita le polemiche; non perdere tempo con le scorciatoie.

Qual’è la tua lettura del momento?
Sono una lettrice caotica e onnivora, che si lascia guidare dall’istinto e che non ha mai un solo libro sul comodino. In base alle diverse situazioni alterno saggi e romanzi. In questo momento ho appena finito Il Patto di Jodi Picoult, e per una serie di coincidenze sto leggendo La spiaggia infuocata di Wilbur Smith. Per la non-fiction sto divorando il bellissimo Contratti sacri di Caroline Myss.

Per finire, qual è la citazione che ti rappresenta?
“Se seguite la strada giusta, ecco come vanno le cose: le porte si aprono miracolosamente.” È una frase che ho trovato nel libro Riflessioni sull’arte di vivere di Joseph Campbell.
Credo che nei momenti in cui siamo connessi con ciò che siamo veramente, si crei un magico equilibrio in cui tutto funziona alla perfezione.
Bisogna dire che vale anche il contrario. Così, invece di essere presi dallo sconforto quando qualcosa va storto, chiediamoci se l’Universo non ci stia spingendo verso un’altra direzione, migliore.


Se hai voglia di scoprire un’ eroina affascinante immersa in un universo di mistero, il primo libro della serie di Giulia Beyman, Prima di dire addio, è fatto per te.
prima-di-dire-addio-1
Sintesi: 
Nora Cooper sta ancora cercando di superare il lutto per la recente morte del marito quando scopre che prima di essere ucciso durante una rapina in banca il suo Joe, responsabile della Squadra Detectives di Boston, ha venduto il loro cottage di Martha’s Vineyard senza dirle niente.
Appena il tempo di chiedersi chi fosse l’uomo con il quale ha condiviso più di trent’anni di matrimonio, l’uomo che credeva sincero e onesto, che un insolito messaggio si materializza senza alcuna possibile spiegazione attraverso le lettere del gioco dello Scarabeo.

 

 

 

 

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