Blocco dello scrittore o paura del foglio bianco: ne usciamo insieme?

Il blocco dello scrittore, anche detto paura del foglio bianco, è qualcosa che ogni scrittore o aspirante scrittore ha provato nel corso della sua relazione con la penna. In questo articolo, occupiamoci di comprendere cos’è, come si presenta, quali sono le motivazioni che lo causano e, soprattutto, come superarlo. Se stai provando la paura del foglio bianco, non preoccuparti, troveremo insieme il modo di uscire sollevati – anzi ispirati – da questo blocco così sgradevole per qualsiasi amante della scrittura.

Indice

Riconoscere il blocco dello scrittore

Cominciamo dalle basi: riconoscere il blocco dello scrittore. Non è scontato che chi stia sperimentando la paura del foglio bianco sappia riconoscerla. Soprattutto se a scrivere è un esordiente, non è raro che, piuttosto che riconoscere e affrontare l’ostacolo in maniera lucida e consapevole, sia invaso da un complesso di emozioni negative che non migliorano la situazione. Solitamente si sta vivendo il blocco dello scrittore se:

  • non si riesce a produrre un nuovo lavoro che ci si è prefissi;
  • la scrittura subisce un rallentamento creativo;
  • si vorrebbe scrivere, ma ci si sente impossibilitati;
  • il foglio bianco genera ansia;
  • capita spesso di cancellare un paragrafo appena dopo che lo si è scritto per più volte;
  • rileggendo si fanno confronti con libri letti e stili di autori autorevoli;
  • si evita volontariamente il momento della scrittura, provando però senso di colpa.

Non è necessario che tutte queste condizioni si verifichino contemporaneamente per capire di trovarsi nel bel mezzo di un blocco dello scrittore, ne sono sufficienti due o tre per dover ammettere che si sta subendo, perlomeno, un rallentamento nella scrittura.

Quando si presenta il blocco dello scrittore

C’è un momento esatto in cui più spesso si verifica il blocco dello scrittore? È una domanda che spesso si pone chi comincia a chiedersi se ne sta avendo davvero esperienza o meno. La paura del foglio bianco, tuttavia, può presentarsi indifferentemente all’inizio, durante o alla fine della stesura di un’opera. Il momento in cui si presenta un rallentamento nella scrittura, quindi, non è discriminante per distinguere un blocco dello scrittore da un breve periodo di stanchezza o demotivazione. 

Blocco dello scrittore in inglese

Giacché molto comune, è conosciuta e discussa in quasi tutte le culture dove c’è una tradizione letteraria. In inglese, ad esempio, la traduzione per “blocco dello scrittore” è, letteralmente, writer’s block. Banalmente da writer, scrittore, e block, blocco. Legati dal genitivo sassone, rappresentato da ‘s. Molti artisti, infatti, ne hanno avuto esperienza, e non solo del mondo anglofono e nell’ambito strettamente della letteratura, ma in campi come la musica e l’illustrazione.

Storia del blocco dello scrittore 

La sua diffusione lo ha reso un fenomeno ampiamente discusso nel corso della storia della letteratura e delle arti e un argomento di studio della primissima psicologia a indirizzo psicoanalitico. Il primo a descriverlo, infatti, fu Edmund Bergler, allievo di Freud, che coniò il termine a New York nel 1947 e lo descrisse come una forma di “masochismo psichico”, ovvero una tendenza inconscia a distruggere i propri obiettivi per godere di una sconfitta autoinflitta. 

Negli anni Settanta e Ottanta, gli psicologi della Yale University Jerome Singer e Michael Barrios hanno continuato la ricerca scoprendo che ogni scrittore bloccato era, a suo modo, infelice e aveva in ogni caso scarsa capacità di creare immagini mentali positive e costruttive.

Quale ne sia la causa, molte menti illustri hanno avuto esperienza dello sgradevole blocco dello scrittore. Ne sono esempi il poeta britannico Samuel Coleridge, lo scrittore polacco-britannico Joseph Conrad, Gustave Flaubert, penna eccelsa di Madame Bovary, Ernest Hemingway, Herman Melville, Leo Tolstoy, Virginia Woolf e tanti altri. Nei campi estranei alla letteratura si possono citare il fumettista Charles M. Schulz, brillante mente di Peanuts, e il compositore russo Sergei Rachmaninoff oltre alla contemporanea e famosissima cantautrice inglese Adele.

Cause del blocco dello scrittore

Le cause del blocco dello scrittore possono essere molteplici, ma si può, per cominciare, fare una prima generale distinzione tra due macro-aree di cause: mancanza di creatività e organizzazione e pressione o cause emotive. È inevitabile poi che queste possano concatenarsi, prendiamo dunque questa distinzione arbitraria, come utile solo ai fini della comprensione.

Mancanza di creatività e organizzazione 

La mancanza di creatività è la causa che molto spesso uno scrittore esordiente può facilmente addossarsi se crede di star attraversando il blocco dello scrittore. Se ti è capitato di pensarlo, è normale, ma ricorda che ogni scrittore, almeno una volta, ha vissuto la mancanza di ispirazione. Inoltre è doveroso considerare che, al contrario di quanto si pensi generalmente, la creatività non è una caratteristica o un tratto personale, ma una capacità produttiva che, in quanto tale, può e deve essere esercitata per dare i suoi frutti

Proviamo a rovesciare la prospettiva: è possibile che, invece, il metodo creativo – e produttivo – adottato sia poco organizzato o non se ne disponga affatto di uno. In questi casi, uno scrittore, per lo più aspirante tale o esordiente, può avere esperienza di diverse cause che generano il cosiddetto blocco dello scrittore:

  • mancanza di idee (difficoltà a far evolvere una singola scena, una narrazione o un personaggio);
  • troppe idee confuse e sovrapposte, da cui deriva l’incapacità di sceglierne una e seguirla coerentemente;
  • non avere una scadenza, l’assenza di un limite temporale, infatti, permette che il nostro pensiero divergente vaghi all’infinito considerando tutte le opzioni possibili e senza, alla fine, svilupparne mai definitivamente una sola;
  • assenza di interesse per l’argomento o di motivazione;
  • stanchezza, è possibile che si scelga, per dedicarsi alla scrittura, dei ritagli di tempo in cui non siamo al massimo delle nostre prestazioni. È bene considerarlo, prima di dedurre erroneamente che “manca la creatività”.

Pressione o cause emotive

Al contrario, anche l’eccessiva pressione che può vivere uno scrittore affermato, dettata, per esempio, dalle esigenze di una casa editrice, può degenerare nel blocco dello scrittore. In ogni caso, scrittore affermato o meno, se il lavoro a cui ci si sta dedicando è sentito come particolarmente importante o coinvolgente, anche le emozioni, se negative, possono far scaturire la paura del foglio bianco. Partire da questa consapevolezza è già un punto di partenza per superare l’empasse. In questi casi, possiamo individuare come cause scatenanti:

  • sentirsi ingabbiati in uno stile letterario che non si sente proprio;
  • dover rispettare una scadenza incombente;
  • difficoltà finanziarie o familiari;
  • senso di inadeguatezza, confronto perenne o fallimento;
  • ripetizione, insicurezza, 
  • procrastinazione
  • perfezionismo;
  • sofferenza nel rievocare eventi spiacevoli (se si tratta di un’autobiografia o ne è ispirata);
  • ansia e preoccupazione per il risultato.

Blocco dello scrittore: si può superare?

Certamente il blocco dello scrittore è una condizione molto sgradevole, che può causare un vortice di emozioni negative che si autoalimentano, ma è momentaneo: ha una durata variabile, ma in ogni caso limitata, che termina quanto più lo scrittore è determinato a superarla.

Yes you can

Blocco dello scrittore: soluzioni e strategie di superamento

Individuata la causa, o la tipologia di causa, sarà più semplice adottare una strategia che permette di superare la situazione di stallo e riprendere il proprio lavoro o la propria passione con rinnovate energie e ispirazioni.

Se il blocco è dovuto a inesperienza, mancanza di organizzazione o metodo creativo, si possono introdurre delle tattiche per acquisire sicurezza e che ci permettano di prendere familiarità con il problema e contrastare efficacemente il blocco dello scrittore:

  • svolgere esercizi di scrittura o scrittura libera (free writing), la scrittura libera è un esercizio che permette di non smettere mai di scrivere. Può servire ad esercitare la creatività, anche nel pieno di un periodo molto produttivo, o ad esorcizzare, appunto, la paura del foglio bianco. Il free writing può nascere da qualsiasi pretesto, compilare la lista della spesa, per esempio, ma in un modo diverso da come si è sempre fatto. È un’occasione di scrittura senza giudizi, scadenze e aspettative;
  • dedicati, volontariamente, alla distrazione. Restare immobili, in attesa che le parole escano dalla tastiera o dalla penna (per i più romantici) è improduttivo. Riconosciamo di essere stanchi, distratti o di aver voglia di “altro”. Da lì potremmo attingere per contaminare le nostre idee: passeggiate, mostre d’arte o, semplicemente, una chiacchiera con un amico che non si vede da tempo possono nutrire la nostra sete di svago e di idee. Nota bene: la distrazione non deve diventare un pretesto per la procrastinazione;
  • ricerca il mind wandering. Il mind wandering è quello che ci succede sotto la doccia, mentre ci asciughiamo i capelli, o facciamo un percorso a piedi verso la strada di casa: divagare con la mente. Avviene solo se stiamo svolgendo un compito abitudinario, manuale, ma semplice e ripetitivo;
  • prendi nota, ogni momento della nostra vita può essere occasione di ispirazione, è sufficiente osservare, essere pienamente presenti nel momento e non farsi trascinare dagli eventi, diventando partecipi osservatori di quanto ci accade intorno. In questo modo, ogni piccolo particolare può divenire motivo di spunti, basta appuntarlo per non dimenticarlo. Sul block notes, sul libro che stiamo leggendo o semplicemente sulle note del nostro smartphone, è sufficiente essere in grado di ritrovarle, quando necessario,
  • elabora le idee, una volta appuntate, le idee non sono sufficienti da sole a dar vita alla nostra storia. È necessario guardarle dall’alto, come durante la composizione di un puzzle e cercare le analogie, gli incastri, le similitudini che renderanno quei piccoli pezzi una storia coerente, compiuta. Nota bene: non tutti i pezzi devono necessariamente incastrarsi, è possibile che qualche idea venga sacrificata, e non si sa mai poi che dia origine a qualche altra storia;
  • costruisci in una struttura, potrebbe essere utile una mappa concettuale o una scaletta degli eventi per tenere bene a mente da dove sei partito e dove stai andando, senza perderti nel tuo  percorso;
  • associazioni di parole, può essere utile se, giunti a un certo punto del nostro lavoro, non sappiamo come procedere o se cerchiamo ispirazione per nomi di luoghi o personaggi, cose e così via;
  • pratica esercizio fisico, oltre che un ottimo strumento per la riduzione dello stress, nemico della scrittura, l’esercizio fisico è stato dimostrato essere un potenziatore della working memory: memoria che ci permette di svolgere attività complesse come la scrittura. Nel lungo periodo, inoltre, è addirittura capace di aumentare le dimensioni dell’ippocampo, responsabile di mantenere il nostro cervello attivo e giovane;
  • considera l’ambiente in cui scrivi: a volte ci si ostina a dedicarsi alla scrittura in luoghi che, semplicemente, non sono quelli più adatti a noi. Se, per esempio, si passa una giornata lavorativa davanti al PC, e poi sulla stessa scrivania si pretende di dedicarsi alla propria passione, probabilmente si otterranno pochi e scarsi risultati; 
  • stabilisci una scadenza, se si è soliti procrastinare o evitare il momento da dedicare alla scrittura perché nessuno ci ha imposto una scadenza, è il momento di farlo. Programmando, magari delle piccole tappe e aggiustando in itinere la programmazione in modo non dare eccessiva importanza alla scadenza finale, ma usarlo solo come incentivo alla scrittura;
  • tieni alla larga le distrazioni, trovato il tempo e il luogo da dedicare alla nostra produzione, qualsiasi elemento in più, come il nostro telefono, può essere un elemento di distrazione, si potrebbe perlomeno metterlo in silenzioso e metterlo via dalla superficie di lavoro. Può essere utile anche impostare il pc in modalità aereo e lavorare offline;
  • crea un’abitudine positiva alla scrittura, le abitudini e le routine non sono necessariamente negative, al contrario, se positive, permettono di entrare con più facilità nella mentalità giusta per dedicarsi ad una attività. Se non hai una routine della scrittura, potresti considerare di costruirne una personalissima;
  • non cercare – da subito – la perfezione, all’inizio della stesura di un testo, in particolare dopo un periodo di inattività, sarebbe meglio astenersi dalla ricerca smodata della perfezione. La forma e la parola perfetta verranno in un secondo momento; 
  • non smettere di leggere, romanzi, poesie, articoli, non importa, basta non fermarsi;
  • segui i consigli dei professionisti. Ernest Hemingway, seppur sosteneva che parlare di scrittura portasse sfortuna, non smise mai di farlo nelle lettere a editori, amici, colleghi, artisti e critici, nelle interviste e negli articoli commissionati. Da queste Larry W. Phillips ha edito Ernest Hemingway on Writing (1999). Sul blocco dello scrittore Hemingway ha scritto: “…a volte quando stavo iniziando una nuova storia e non riuscivo a farla andare avanti, mi alzavo e guardavo oltre i tetti di Parigi e pensavo: ‘Non preoccuparti. Hai sempre scritto prima e scriverai ora. Tutto quello che devi fare è scrivere una frase vera. Scrivi la frase più vera che conosci.’ Quindi alla fine avrei scritto una frase vera, e poi avrei continuato da lì. Era facile allora perché c’era sempre una frase vera che conoscevo o avevo visto o sentito dire da qualcuno”.
direzioni

Se il blocco è dovuto, invece, a forte pressione o a senso di inadeguatezza, perfezionismo o ansia, sarebbe utile cercare di trasformare le emozioni negative che alimentano il blocco dello scrittore:

  • meditare (mindfulness), la pratica della mindfulness, tecnica di meditazione buddista, permette, tra le tante cose, di riconoscere le emozioni negative, contestualizzarle ed evitare che si assolutizzino;
  • ascoltare musica, che sia classica o di altro genere, coerente con la scena che si vuole raccontare e meglio se solo strumentale, in modo che le parole del testo non interferiscano con la scrittura;
  • non cominciare dall’inizio della storia, se l’inizio di un lavoro genera ansia, perché viene caricato di troppe aspettative, si può propendere per cominciare da un punto ritenuto più rassicurante, perché magari se ne ha già un’idea precisa in mente;
  • negoziare con il proprio critico interiore, ogni scrittore, piccolo o grande che sia, ne ha uno. È la voce che evidenzia le criticità, ci ricompensa se abbiamo fatto un lavoro soddisfacente o, se troppo critico, ci impedisce di andare avanti nella scrittura perché troppo intransigente. Non possiamo zittirlo, ma accontentiamoci di negoziare con lui.

Ultimi suggerimenti più un consiglio bonus 

A seguire dei consigli utili non solo ad uscire dal blocco dello scrittore, ma nei periodi in cui si svolgono sessioni intense di scrittura o in cui si decide, al contrario, di prendere, volontariamente –  com’è lecito – una pausa.

No alla colpevolizzazione

Che si stia affrontando il blocco dello scrittore da un paio di settimane o da mesi, o si senta il bisogno di una pausa, è importante in ogni caso non sentirsi in colpa e non accusarsi di improduttività.

Esercizi di immaginazione

Riprendendo gli studiosi Jerome Singer e Michael Barrios, durante i loro studi, sottoposero gli scrittori “bloccati” a un esercizio per stimolare e recuperare la capacità di creazione delle immagini mentali: l’esercizio poteva consistere nella immaginazione in scene di una melodia o di una ambientazione naturale. L’esercizio dimostrò agli scrittori che erano ancora capaci di creatività e, in questo modo, ebbe come risultato quello di alleviare il blocco creativo e la paura della pagina bianca. 

Suona paradossale, ma non smettere di scrivere

Scott Barry Kaufman, psicologo e direttore scientifico dell’Imagination Institute dell’Università della Pennsylvania, sostiene che, quando ci si sente bloccati, è bene continuare a mettere le parole su carta: idee, conoscenza, qualsiasi cosa. Due cose, inoltre, sono essenziali per superare il blocco dello scrittore, a suo parere: l’errore e il rendersi conto della non linearità del processo creativo. Bisogna, in altre parole, fidarsi del processo di scrittura. 

Tieni un diario dei sogni

Neppure il poliedrico e prolifico scrittore britannico Henry Graham Greene riuscì a sfuggire al blocco dello scrittore: gli si presentò all’alba dei suoi cinquant’anni. Ma Green aveva uno strumento speciale: un diario dei sogni. I sogni sono liberi da qualsiasi giudizio di verosimiglianza, coerenza, stile, espressi sia da altri, perché privati, sia dal nostro io più critico. Sono, in effetti, puramente fantasiosi, astratti. Come gli esercizi di immaginazione, dunque, allentano la tensione dello scrittore perché costituiscono una garanzia di aver preservato una capacità immaginativa e creativa, così il diario dei sogni di Green assolveva la stessa funzione.

Conclusione

Se si sta attraversando la paura del foglio bianco, può essere utile sottrarsi con qualche stratagemma al giudizio esterno e interno, per esempio con un diario dei sogni di cui si è certi non verrà mai letto. Si può recuperare così, un rapporto disimpegnato con la scrittura, lasciandosi liberi di narrare ogni cosa, anche ridicola, estranea a qualsiasi regola stilistica, narrativa ed estranea alle regole e alle tempistiche che ci si è prefissi per il lavoro produttivo. Una volta riacquistata fiducia e sicurezza nelle proprie capacità, anche la scrittura “impegnata” sarà libera da interruzioni.

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